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Un mondo senza alcuna logica, libero!

"Racconti significa "eccomi, questo è come io l'ho visto, questo è come io l'ho vissuto!", significa gli occhi entusiasti e sbarrati di un bambino che richiede una storia, significa se stessi sopra ogni cosa, in cima, lassù, in vetta sul mondo, su tutto! Io racconto..."

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Archive for the ‘Racconti di vita’ Category

Vernissage

luglio 26th, 2010 by Blanche in Racconti di vita

Sul biglietto d’invito, mandato a più di 800 persone, era scritto che l’inaugurazione iniziava alle 21. Ma, in realtà, il pienone nelle sale del museo ci fu verso le 22, o meglio dalle 22 in poi, visto che io andai via proprio nel momento di maggiore affluenza e di conseguenza molto prima della fine della serata.

Ho avuto grande possibilità di osservazione quella sera, un po’ perché non conoscevo nessuno, un po’ perché la mia natura riservata e poco socievole non mi rendeva molto propensa a mischiarmi nella folla mondana.

E devo riconoscere che vedere le coppie percorrere i piani del palazzo-museo era come trovarsi a una sfilata di moda, o ad una gara di eleganza, con una larga predominanza di tacchi alti e vestiti corti, molto corti.

Un’esplosione di colore in questa serata estiva che faceva concorrenza ai quadri colorati dell’artista esposto! Saluti, sorrisi, strette di mani, perfino abbracci a seconda dell’importanza dell’ospite; il direttore porta una giacca bianca, e sua moglie una vestito di Read the rest of this entry »

Feeling a stranger everywhere

luglio 7th, 2010 by Carla in Racconti di vita

Il mondo è pieno di stereotipi, si sa. Ed ognuno, forse, nella vita è o è stato vittima di un’etichetta (tipo: sei ingegnere allora hai la mente quadrata, sei artista allora sei un fricchettone e cose del genere) soprattutto qui da noi, dove le etichette piacciono molto.

Io ho provato a dare una spiegazione a questa cosa delle etichette e ho pensato che prenderò come valida per l’Italia una spiegazione che un caro amico romano mi ha dato per Roma: siamo troppi, troppa gente in pochi chilometri quadrati, bisogna organizzare, definire tutta questa moltitudine in qualche modo.

E vabbé, al di là delle brutte conseguenze che questa organizzazione può avere sulle persone singole, prendiamo questa spiegazione per buona, giusto per rispettare la buona fede di chi usa e abusa di categorie e definizioni.

In fondo è vero: in Italia siamo davvero troppi. Siamo più di 60 milioni, ben 200 per chilometro quadrato. Avete capito bene. Significa che ogni 10 metri che fai hai la Read the rest of this entry »

Quello che non ho è quel che non mi manca

giugno 6th, 2010 by Carla in Racconti di vita

Di lei mi ricordo l’abbraccio. Le arrivavo appena ai seni a quei tempi e quando mi abbracciava affondavo il mio viso nella sua pancia e mi ricordo il tatto, i suoi vestiti dai colori scuri: grigio, bordeaux, marrone e delle minute fantasie floreali senza allegria. Ricordo lo scialle che portava al collo ed il fazzoletto sul capo, immancabile. Vorrei ricordarmi il suo profumo.

C’è un immagine con cui Vincent Paronnaud e Marjane Satrapi chiudono il film Persepolis, in cui la protagonista si addormenta ricordando l’abbraccio della nonna ed io in quella scena sento la morbidezza del ventre al quale mi sono stretta così tante volte da piccola.

Con mio padre parlava il sardo ed io non capivo quasi mai l’intero scambio di battute e lui, per questa mia mancanza ha sempre commentato, con una risata, “scarsixedda sesi”: come sei scarsa.

Avrei rimediato a quella mia mancanza alla fine dell’estate. Avrei dovuto scrivere la sua storia, l’avrei scritta in sardo per poi tradurla. Agnese aveva 81 anni di storia da raccontare e mi ricordo solo che la proposta non le dispiacque. Quelle storie però io non le Read the rest of this entry »

Le ricette mancanti

maggio 20th, 2010 by Blanche in Racconti di fantasia, Racconti di vita

Un po’ sconcertata lo sono… sì certo questo l’ammetto.
Perché ci ho messo tanto impegno, tanta volontà e pazienza che non mi aspettavo un risultato così mediocre.

E poi va anche detto che trovare l’oggetto delle mie ricerche mi avrebbe reso la strada più facile, cioè più evidente; avrei proseguito con maggiore sicurezza e suppongo che i fondamenti della mia vita ne sarebbero usciti più solidi.

Eppure nulla… ho sfogliato uno per uno tutti libri di ricette che potevo trovare, dalle pergamene medievali alle raccolte più sintetiche per “gente sempre di corsa”… eppure niente.

Da nessuna parte sono stata in grado di trovare la ricetta che mi spiegasse come fare per trovare il mio posto su questa terra, gli ingredienti necessari per vivere serena e Read the rest of this entry »

Modi di dire

aprile 15th, 2010 by Sara in Racconti di vita

Alcune delle mie amiche mi hanno fatto notare che spesso uso proverbi e modi di dire popolari. Ed è assolutamente vero: è proverbiale la mia fama in campo di proverbi!

Alcuni in particolare mi piacciono molto perché sintetizzano, in una breve frase, concetti molto ampi e articolati. Senza bisogno di aggiungere altro, si riesce a capire tutto un mondo… E’ un po’ come una lampadina che si accende!

Possiedo anche, da buona toscana, un piccolo libro su proverbi e modi di dire toscani, che, a dire il vero, non ho mai consultato, perché mi pare che quelli che già uso siano sufficienti a descrivere tutta una serie di situazioni di mio interesse… Però mi piace sapere che, all’occorrenza, quel piccolo libro è lì e può suggerirmi una serie di frasi risolutive…

Mi sono chiesta spesso perché i proverbi mi affascinino tanto, e, sinceramente, non sono ancora riuscita a trovare una risposta definitiva… Posso soltanto addurre Read the rest of this entry »

Senza musica

aprile 12th, 2010 by sara_k in Racconti di vita, Racconti inventati

Prima di perdere l’udito, ogni volta che mi mettevo a scrivere ascoltavo una canzone. Ogni volta diversa, ma poi, sempre la stessa. Ascoltavo, e scrivevo.

Quando il medico mi ha detto che per me non ci sono speranze di tornare a sentire, mi sono messo a piangere, come un bambino. Mia moglie non mi ha visto. Quel giorno, non era in casa.

“Qualcuno mi ha detto che il centro dell’equilibrio sta nell’orecchio; adesso che le mie orecchie sono vuote, come ritroverò l’equilibrio? Come mi scrollerò di dosso questa vertigine che mi prende ogni volta che penso, che mi muovo, che parlo?”, ho detto al medico con le mie nuove parole vuote.

Parole come gusci rotti, che mi rimbombano in testa, parole che mi danno la nausea, come se tutto intorno si muovesse mentre io sono immobile e cado, al centro della scena. Read the rest of this entry »

Consultazione

aprile 8th, 2010 by Blanche in Racconti di fantasia, Racconti di vita

“Mi dica signorina, si accomodi. Cosa c’è che non va?”

“Beh, ho un po’ di febbre dottore, poca, sì poca… però mi sento agitata, non riesco più a riposarmi, non riesco più a rilassarmi, addirittura anche quando leggo non sono concentrata. Quello è un segno, brutto. Ho il cuore che mi batte veloce e poi ho spesso voglia di piangere, dottore… guardi caso i fazzoletti di Andrea l’altro giorno non potevano essere più utili!”

“Ma, signorina, è che…”

“No dottore, per favore, so quello che mi sta per dire, che starei meglio rinchiusa per un po’ di tempo in un manicomio con cure e medicine adatte al mio malessere però… un po’ ci ho riflettuto e ho pensato che forse esistesse un altro modo di curarmi. Se lei mi desse due minuti del suo prezioso tempo potrei provare a spiegarglielo.”

“Mmmm… ho sempre pensato che questi francesi avessero la puzza sotto il naso e che pretendessero di sapere tutto… me ne doveva capitare una che mi volesse Read the rest of this entry »

La camera

marzo 22nd, 2010 by sara_k in Racconti autobiografici, Racconti di vita

La cucina portava i segni della cena appena trascorsa. Sul fondo dei bicchieri si era formata una patina scura. La tovaglia era un tappeto di briciole. I piatti erano vuoti e sporchi. Restava qualcosa dentro a un paio di pentole, accatastate una sopra l’altra nel lavello.

“Ci penseranno i cani”, diceva Barbara mentre le buttava là in mezzo, dopo aver servito ogni portata. Ci riempiva i piatti, poi diceva quella frase. E accatastava pentole nel lavabo, una dietro l’altra. Mentre Barbara serviva il dessert, suo marito mi aveva chiesto come mi stava andando col tirocinio.

“Il solito”, avevo risposto.

“Niente in vista?”, mi aveva domandato, pulendosi la barba col tovagliolo.

“Niente”.

“Datti da fare, qualcosa verrà fuori”, rispondeva Barbara. “A trent’anni una persona dovrebbe già essere sistemata, dopo aver studiato tutta la vita. E invece che cosa le Read the rest of this entry »

Un bicchiere di Morellino

febbraio 11th, 2010 by Blanche in Racconti autobiografici, Racconti di vita

Non è esattamente la collera, almeno non credo. Assomiglia di più a della costernazione mescolata con un po’ di tristezza e tanto scoraggiamento. Il tutto spolverato con l’incertezza di riuscire a farcela, ad essere forte quando la vita ci presenta la via più complicata, quella che richiede pazienza e perseveranza.

Ordinerò un bicchiere di Morellino che si abbina perfettamente al mio sentimento di oggi, all’umore fragile e incerto, al suono delle parole che invano cerco di cacciare della mia testa.

Un bel bicchiere di vino, colore rosso rubino per ricordarmi quanto la bellezza e la bontà delle cose curano la malinconia e che, se non riescono a dare completamente fiducia nell’essere umano, almeno per un’istante portano lontano la diffusa volgarità.

Un bicchiere di Morellino come una sonata di Crivelli, qualche minuto al di là Read the rest of this entry »

Sonni tranquilli

dicembre 19th, 2009 by Claudia in Racconti autobiografici, Racconti di vita

Non ricordavo niente prima, ad un tratto intorno c’erano delle cose, come se il mio cervello fosse emerso dal nulla, intorno a me era ancora buio, lo stesso buio che si vede nei film nelle scene in notturna dove lo spettatore vede ma il personaggio no, dalla strada non proveniva nessun rumore e la casa era silenziosa, c’era solo una specie di ronzio come un motorino elettrico.

Ero a letto, ho realizzato che la coperta e il pavimento erano elettrificati, non sentivo le scariche elettriche ma con uno scatto nervoso mi sono tolto la coperta di dosso. La rete era in metallo ma la parte che appoggiava sul pavimento aveva dei piedini di gomma quindi, finché fossi rimata sul letto, sarei stata al sicuro.

Avevo paura di rimanere lì sdraiata, temevo ad andare via, non dovevo toccare la coperta, dovevo rimanere isolata, ripetevo a me stessa di non toccare la coperta e nemmeno il pavimento o sarei rimasta folgorata.
Mi sono alzata e a piedi nudi sono andata fino in corridoio, indossavo una sottana leggera e non avevo freddo, doveva essere estate, ma allora perché all’inizio ero sotto Read the rest of this entry »

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