Archive for the ‘Racconti autobiografici’ Category
Emulazione
agosto 31st, 2010 by Claudia in Racconti autobiografici
Forse qualcuno di voi ha letto quel numero di Rat-man in cui lui finisce in una specie di convento di monaci tibetani e dà la vera versione del perché il dottor Destino ha un’armatura completa (L’immutabile destino, 1997 Panini Comics).
Nel convento vigeva la regola che chi ti vedesse commettere un errore (parolacce e imprecazioni comprese), ti doveva denunciare gridando: “Metallo, metallo!” e tu vincevi un pezzo di armatura.
A me non sembrava di aver usato, negli anni, un linguaggio particolarmente colorito, anzi! Nonostante questo per ora ho vinto: calzari, busto e collare, non avevo notato di aver vinto tutte queste cose (dato il prezzo che mi sono costate) finché qualche mese fa, il medico del pronto soccorso non me lo ha detto!
Ero in macchina con due miei amici e un tizio ci è venuto addosso. Lì per lì non ho avvertito se non una specie di scossa elettrica al collo ma dalla mezz’ora successiva in poi le cose sono cambiate. Mi sono fatto circa due ore sdraiata con un collare su una barella del Read the rest of this entry »
I miei capelli
luglio 26th, 2010 by Claudia in Racconti autobiografici
I miei capelli sono spettinati. Non ha importanza che li abbia lunghi o corti, lisci o ricci, sarei spettinata anche se li rasassi a zero. Appena li sistemo stanno abbastanza bene ma al minimo zefiro ritornano esattamente come vogliono loro e devo anche stare attenta al taglio, scalato sì, ma in una certa maniera, altrimenti le punte si arricciano: quelle sulla testa (più corte) all’ingiù, e quelle sui lati (più lunghe) all’insù, c’è stato un periodo in cui sembravo un incrocio tra un ananas e un albero di natale.
I miei capelli non sono governati dalle leggi della fisica ma da quelle di Murphy e hai voglia a mettere la crema idratante, balsamo, non sono crespi e neanche particolarmente secchi ma semplicemente… spettinati.
Era periodo di saldi, così io e una mia amica decidiamo di fare un giro per negozi prima che finissero le taglie. Nel mio secondo negozio preferito vedo un vestitino in seta corto con una profonda scollatura sulla schiena che a me piacciono tanto.
Io ho la terribile abitudine di non guardare la taglia dei vestiti, questo in particolare mi sembrava abbastanza largo, con qualche difficoltà lo infilo, mi stringeva un po’ sui fianchi, lo tolgo con una qualche difficoltà maggiore e poi scopro che non è la mia misura. Read the rest of this entry »
Pensieri notturni
giugno 16th, 2010 by Claudia in Racconti autobiografici
Era notte fonda, i lampi squarciavano il cielo e i tuoni seguivano immediatamente dopo.
“Il temporale è proprio quassù!”… ho pensato, mi sono alzata a staccare il computer dalla presa, c’è un parafulmini vicino ma meglio evitare rischi.
Quando mi sono svegliata il sole splendeva in un cielo tornato azzurro e, a proposito del nubifragio della notte precedente, mi hanno riferito che i lampi illuminavano a giorno e il cielo sembrava un soffitto di luce. Mi sarebbe piaciuto vederlo ma, pensando che fosse il solito temporale, lì per lì ho solo riflettuto sul fatto che, dopotutto, non avrei messo la libreria in metallo vicino alla finestra e mi sono riaddormentata.
E’ raro che mi alzi dal letto durante la notte se non per motivi seri. La mia coinquilina, scherzando sulla notte passata, mi ha detto che quando ha sentito quel pandemonio si è svegliata e, per paura che l’antenna del telefonino attirasse i fulmini, ha estratto la pila. Capita che, svegliati di soprassalto si pensino le cose più strane, una volta io ho cercato Read the rest of this entry »
*.Bengasi
maggio 30th, 2010 by Claudia in Racconti autobiografici
Non ho molto senso dell’orientamento, si può dire che non ne abbia affatto, visto che ho abitato in una casa in cui prima di trovare l’uscita dovevo fare un paio di giri dell’unico corridoio esistente però si poteva girare sia a destra che a sinistra, era questo a farmi perdere.
In queste condizioni non è l’ideale andare a lavorare in una città molto grande e tanto simmetrica, fortunatamente i trasporti pubblici funzionavano a dovere e su ogni palina c’era l’elenco di tutte le fermate con i relativi incroci delle strade. Appena scesa dal pullman iniziava l’avventura, andare a destra o a sinistra in una città simmetrica non sembra fare molta differenza, ma si arriva in punti diversi, a volte opposti alla meta. Particolare inquietante era che io arrivavo sempre in posti aventi a che fare con Bengasi, chissà perché tutti questi luoghi intitolati a quella città.
La prima volta che è successo, era primo pomeriggio, avevo un appuntamento con mia sorella ma sono arrivata ad un orario a caso, smarrita nelle traverse di via Bengasi (con l’accento sulla “a“, non sulla “e” come dicono i simmetrici). Un’altra volta verso l’imbrunire, sempre per incontrare mia sorella, mi trovavo appena fuori città che era ed è tutt’ora Read the rest of this entry »
Mantra dopo il Nirvana
maggio 12th, 2010 by Elisa in Poesie, Racconti autobiografici
Shh… è un magic moment… sprofondo nella vasca da bagno, l’acqua calda e la schiuma soffice mi avvolgono, accanto a me un diffusore di essenze sprigiona luce gialla di candela e aroma di arancia.
Il tempo non conta più: il momento si allunga in modo indefinito e ne approfitto per leggere un libro divertente impiastricciando le pagine con le dita umide. Il nirvana, ho raggiunto il nirvana!!!
Domani è un altro giorno, oggi è stata una giornata lunga e impegnativa e per tanti versi bella: una mia amica si è laureata, ho lavorato bene, è tornato in città il mio ragazzo, in serata poi sono stata a un cineforum. Magari tutti i miei giorni fossero così!
Posso finalmente partire e recitare il mio mantra personale, quello che inventai alcuni anni fa in un brutto momento e che ripeto a voce bassa nei periodi più difficili. Read the rest of this entry »
Coelho insegna… Un’intesa quasi perfetta
maggio 12th, 2010 by Elisa in Racconti autobiografici, Racconti satirici
La mia prima conversazione con il nuovo padrone di casa non è stata molto idilliaca: diciamo piuttosto spigolosa. Sono le classiche situazioni in cui vorresti sfogare tutta la tua rabbia sulla persona che ti ha creato un sacco di problemi, ma non puoi spingerti molto in là perché questa persona non solo ha il coltello dalla parte del manico, ma per giunta se ne frega di te e dei tuoi problemi. In pratica, è il prototipo più diffuso di padrone di casa, salvo alcune rare e felici eccezioni.
Caro il mio avvocatino, sono due settimane che ti chiediamo di darci le chiavi di questa cavolo di soffitta per poter prendere la porta grigio-topo che finalmente chiuderà la camera da letto, farci cinque rampe di scale fino al piano terra, entrare in casa e montarla. Ma hai sempre molti impegni. Vediamo se hai il coraggio di trovare un’altra scusa…
Io: “Pronto, Fabio? Ciaaaaaao. Sono Elisa, la nuova inquilina della casa. Volevo sapere quando verrai a Pisa a portarci le chiavi della soffita, sai per prendere la porta della Read the rest of this entry »
Devo trovare un lavoro
maggio 11th, 2010 by Claudia in Racconti autobiografici
Due giorni fa ho saputo che un mio amico ha una micina e ha detto che quando farà i cuccioli me ne darà uno. Questo accadrà almeno tra un anno, quindi ho un anno di tempo per trovare un lavoro e una casa adatta a un gatto ma non è che un lavoro si trova così su due piedi, forse una casa è meno complicato.
In effetti gli animali li tengono in tutti i tipi di case però sarebbe bello poterli fare giocare in giardino, anzi se non ho un giardino non prendo un gatto e quindi è inutile cambiare casa!
Poi ho anche trovato un corso di spada storica che costicchia un po’ e quindi… l’altro giorno ho visto l’aggeggio per pulire qualunque cosa con il vapore e ci risiamo! Anche per usare il vaporifero bisogna cambiare casa, quella dove sono ora è così vecchia che se provo a passarlo sui pavimenti il tizio del piano di sotto si ritrova senza soffitto. Però l’affitto è basso e visto lo stato delle mie finanze…
Per ogni cosa che vorrei comprare mi ritrovo a pensare: ma è proprio Read the rest of this entry »
La scommessa
marzo 29th, 2010 by Claudia in Racconti autobiografici
Avevamo lasciato il nostro eroe, l’Omo-sola, alle prese con la sua richiesta/sfida di dimostrare che non era “tutto chiacchiere e distintivo” (leggi la prima parte del racconto: L’altra metà del cielo).
Io nel frattempo pensavo di avergli spedito un sms che avrebbe troncato i nostri rapporti e ne ero tanto sicura da scommettere con una mia amica che non si sarebbe più fatto vivo.
La settimana passa nel silenzio reciproco e con un po’ di rammarico mi accingevo a riscuotere la vittoria quando, domenica pomeriggio, mi arriva un sms: lui e un suo amico avrebbero fatto un giro in centro e se avessi voluto unirmi… Quindi non solo avevo perso la scommessa ma non era nemmeno un vero appuntamento!
Mi presento con un’amica (un’altra, non quella della scommessa), cominciamo a parlare e questa mia amica incontra alcuni colleghi, si salutano, ci presentiamo (erano due ragazzi e una ragazza francese) e in gruppo ci spostiamo verso un bar. Read the rest of this entry »
Vento…
marzo 23rd, 2010 by Elisa in Racconti autobiografici
Aprile 2009
Il vento… Le giornate ventose sono uggiose, spesso cupe, a volte invece c’è come un gioco nell’aria scintillante di luce. Le nuvole si rincorrono, le chiome degli alberi cambiano colore ogni secondo che passa: verde chiaro, verde scuro, argento, di nuovo verde chiaro. Un grande fruscio confuso, cigolii, voci che si rincorrono e si sovrappongono.
Mentre tornavo a casa oggi, appena uscita dal grande edificio dell’Orto Botanico di Pisa, ho subito sentito che nell’aria c’era un bel gioco. Il vento, si sa, ama burlarsi della gente, distrarla per un attimo dalle preoccupazioni quotidiane rubando sciarpe, cappelli, sollevando gonne, scompigliando i capelli.
Questo tipo di vento “pazzerello” mi piace perché porta novità, cambiamenti, come d’altronde si vede anche nel bellissimo film “Mary Poppins”: la banderuola del vento a forma di gallo cambia direzione? Allora qualcosa sta per accadere… si aprono finestre su Read the rest of this entry »
La camera
marzo 22nd, 2010 by sara_k in Racconti autobiografici, Racconti di vita
La cucina portava i segni della cena appena trascorsa. Sul fondo dei bicchieri si era formata una patina scura. La tovaglia era un tappeto di briciole. I piatti erano vuoti e sporchi. Restava qualcosa dentro a un paio di pentole, accatastate una sopra l’altra nel lavello.
“Ci penseranno i cani”, diceva Barbara mentre le buttava là in mezzo, dopo aver servito ogni portata. Ci riempiva i piatti, poi diceva quella frase. E accatastava pentole nel lavabo, una dietro l’altra. Mentre Barbara serviva il dessert, suo marito mi aveva chiesto come mi stava andando col tirocinio.
“Il solito”, avevo risposto.
“Niente in vista?”, mi aveva domandato, pulendosi la barba col tovagliolo.
“Niente”.
“Datti da fare, qualcosa verrà fuori”, rispondeva Barbara. “A trent’anni una persona dovrebbe già essere sistemata, dopo aver studiato tutta la vita. E invece che cosa le Read the rest of this entry »
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