I miei capelli
luglio 26th, 2010 by Claudia in Racconti autobiografici
I miei capelli sono spettinati. Non ha importanza che li abbia lunghi o corti, lisci o ricci, sarei spettinata anche se li rasassi a zero. Appena li sistemo stanno abbastanza bene ma al minimo zefiro ritornano esattamente come vogliono loro e devo anche stare attenta al taglio, scalato sì, ma in una certa maniera, altrimenti le punte si arricciano: quelle sulla testa (più corte) all’ingiù, e quelle sui lati (più lunghe) all’insù, c’è stato un periodo in cui sembravo un incrocio tra un ananas e un albero di natale.
I miei capelli non sono governati dalle leggi della fisica ma da quelle di Murphy e hai voglia a mettere la crema idratante, balsamo, non sono crespi e neanche particolarmente secchi ma semplicemente… spettinati.
Era periodo di saldi, così io e una mia amica decidiamo di fare un giro per negozi prima che finissero le taglie. Nel mio secondo negozio preferito vedo un vestitino in seta corto con una profonda scollatura sulla schiena che a me piacciono tanto.
Io ho la terribile abitudine di non guardare la taglia dei vestiti, questo in particolare mi sembrava abbastanza largo, con qualche difficoltà lo infilo, mi stringeva un po’ sui fianchi, lo tolgo con una qualche difficoltà maggiore e poi scopro che non è la mia misura. Mi faccio dare la taglia più grande ma stringeva un po’ sui fianchi; decido seduta stante di iniziare a fare ginnastica e di smettere di mangiare merendine a tutte le ore del giorno e della notte. Ho iniziato a sfilare l’abitino molto delicato, in seta, decorato con una catenella che più che cucita era appena trattenuta al vestito attraverso il filo. Forse mi sono un po’ innervosita per paura di sciuparlo, fatto sta che prova e riprova non voleva venir via.
Chiamo la mia amica in camerino per aiutarmi:
“Forse è meglio cercare di sfilarlo di sotto”.
Alla luce dei fatti non si è dimostrata un’idea eccellente.
“Senti, lo compro, tanto mi piace molto, non costa caro, poi si pensa a come sfilarlo!”
“Ma no, aspetta lo tiro su e provo dalle spalle!”
Nel frattempo non sapevo come fare per non ridere, se ridi i polmoni si gonfiano d’aria e il vestito non te lo scolli di dosso.
Va bene, io trattengo il fiato, cioè svuoto i polmoni.”
“Si dai sembra funzionare!”
“Un attimo…” Faccio un paio di respiri e poi vuoto nuovamente i polmoni.
“Ha superato le spalle!” Esultanza.
“Aspetta gli occhiali!”
“Ok ormai è fatta!”
“ Attenta il fermaglio!”
Attenzione chiaramente al vestito da trenta euro, mica agli occhiali da duecento trenta che avevo appena comprato!
Forse ho capito perché non bado molto alle taglie, mai stata così contenta di uscire dal camerino coi miei abiti indosso. Nel tragitto tra il camerino e l’uscita intercetto uno specchio:
i miei capelli sono lunghi fino alle spalle ma riuscivano ugualmente a stare in orizzontale se fossi vissuta nel diciottesimo secolo non avrei avuto bisogno di parrucca per fortuna della cipria sì perché sono ancora del colore delle castagne come quando avevo quindici anni, diciamo che quel giorno in particolare invece di una castagna sembravo un riccio.
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