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Un mondo senza alcuna logica, libero!

"Racconti significa "eccomi, questo è come io l'ho visto, questo è come io l'ho vissuto!", significa gli occhi entusiasti e sbarrati di un bambino che richiede una storia, significa se stessi sopra ogni cosa, in cima, lassù, in vetta sul mondo, su tutto! Io racconto..."

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Archive for giugno, 2010

Pensieri notturni

giugno 16th, 2010 by Claudia in Racconti autobiografici

Era notte fonda, i lampi squarciavano il cielo e i tuoni seguivano immediatamente dopo.

“Il temporale è proprio quassù!”… ho pensato, mi sono alzata a staccare il computer dalla presa, c’è un parafulmini vicino ma meglio evitare rischi.

Quando mi sono svegliata il sole splendeva in un cielo tornato azzurro e, a proposito del nubifragio della notte precedente, mi hanno riferito che i lampi illuminavano a giorno e il cielo sembrava un soffitto di luce. Mi sarebbe piaciuto vederlo ma, pensando che fosse il solito temporale, lì per lì ho solo riflettuto sul fatto che, dopotutto, non avrei messo la libreria in metallo vicino alla finestra e mi sono riaddormentata.

E’ raro che mi alzi dal letto durante la notte se non per motivi seri. La mia coinquilina, scherzando sulla notte passata, mi ha detto che quando ha sentito quel pandemonio si è svegliata e, per paura che l’antenna del telefonino attirasse i fulmini, ha estratto la pila. Capita che, svegliati di soprassalto si pensino le cose più strane, una volta io ho cercato Read the rest of this entry »

Mondiali South Africa 2010

giugno 12th, 2010 by Sara in Racconti di attualità

L’Africa…. dicono che chi sia stato in questa meragliosa terra ne resti innamorato per tutta la vita, e che il suo ricordo si veli per sempre di desiderio di tornarci e di nostalgia…

Non sono una appassionata di calcio ma, non so per quale strana alchimia, puntualmente i Mondiali mi tengono inchiodata alla tv con una certa tensione e passione… sarà forse per quell’atmosfera frizzante, per quel sentimento comune che si crea e che ci fa essere, per una volta, tutti d’accordo…

Questa edizione South Africa 2010 in modo particolare, per qualcosa che va oltre il mero risultato ottenuto dalla mia squadra o dalle altre: credo sia il fascino che subisco nel vedere come un popolo, quello del Sudafrica, riesca a celebrare con allegria ed autentica felicità questo evento.

I suoni, i colori, il sorriso della gente e dei tifosi, la speranza nei loro occhi, mi fanno restare lì a guardare… e a riflettere. Read the rest of this entry »

Fatemi capire

giugno 8th, 2010 by Carla in Poesie

a Simo V. che si merita il meglio

Se ti impegni pretendi,
ma se pretendi ti deludono,
e se ti deludono ti domandi,
e quando ti domandi ti incazzi,
se ti incazzi ti sfoghi,
se ti sfoghi capisci.

Quando capisci vedi.
Vedi che gruppo è un sentire relativo,
che il parlare di onestà non significa praticarla,
(insomma, il vecchio-come-il-mondo “predica bene e razzola male”)
che una pecca organizzativa è malafede,
che un centesimo speso è un dito regalato,
che per quanto una certa open-mind fugga gli stereotipi
a volte questi ti si sbattono in faccia senza che tu possa scansarli.

Quindi fatemi capire.
Mi hanno cresciuta con grandi valori e ideali
di responsabilità e sacrificio,
di progresso e laicità,
d’orgoglio repubblicano e bene pubblico, Read the rest of this entry »

Quello che non ho è quel che non mi manca

giugno 6th, 2010 by Carla in Racconti di vita

Di lei mi ricordo l’abbraccio. Le arrivavo appena ai seni a quei tempi e quando mi abbracciava affondavo il mio viso nella sua pancia e mi ricordo il tatto, i suoi vestiti dai colori scuri: grigio, bordeaux, marrone e delle minute fantasie floreali senza allegria. Ricordo lo scialle che portava al collo ed il fazzoletto sul capo, immancabile. Vorrei ricordarmi il suo profumo.

C’è un immagine con cui Vincent Paronnaud e Marjane Satrapi chiudono il film Persepolis, in cui la protagonista si addormenta ricordando l’abbraccio della nonna ed io in quella scena sento la morbidezza del ventre al quale mi sono stretta così tante volte da piccola.

Con mio padre parlava il sardo ed io non capivo quasi mai l’intero scambio di battute e lui, per questa mia mancanza ha sempre commentato, con una risata, “scarsixedda sesi”: come sei scarsa.

Avrei rimediato a quella mia mancanza alla fine dell’estate. Avrei dovuto scrivere la sua storia, l’avrei scritta in sardo per poi tradurla. Agnese aveva 81 anni di storia da raccontare e mi ricordo solo che la proposta non le dispiacque. Quelle storie però io non le Read the rest of this entry »

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