La mia prima intervista… ossia la scoperta del registratore digitale
maggio 20th, 2010 by Elisa in Racconti di attualità
La mia prima intervista…è stata saporitissima! E, a giudicare dalle premesse, non ci speravo proprio…
Diiiidelon… diiiidelon… diiidelonnn…. suona la sveglia: occhietti cisposi, cuore in subbuglio: è arrivato il gran giorno! Le domande che ho preparato saranno interessanti? Almeno intelligenti? Almeno simpatiche?
Uff… non ho tempo per pensarci: mi lavo, mi vesto in fretta, lavo mezza pila di piatti sporchi (ho paura di un’invasione di topi affamati nella cucina che veramente offrirebbe loro di che godere, tra briciole per terra, fornelli unti e crocchette schifate dalla gatta schizzinosa), e mi fiondo nella mitica pandina bianca piena di cianfrusaglie e polverosa q.b.
Vroooommmm… accelleratore spinto al massimo, arrivo davanti alla Mediaworld. Entro e cerco un qualsiasi registratore per giornalisti: su consiglio di un addetto alla vendita scelgo un modello super moderno e torno verso l’auto.
Ebbene sì: sto comprando il registratore per l’intervista esattamente 20 minuti prima dell’appuntamento con il mio Uomo, tutta colpa della svanitaggine (si dice così?) ossia pigrizia che mi caratterizza specialmente quando ci sono da fare cose pratiche che riguardano oggetti tecnologici. Sinceramente pensavo di trovare altro: ad esempio uno di quei begli apparecchi grandi e coi pulsanti belli evidenti con dentro le cassette a cui ero abituata da ragazzina. E invece mi ritrovo con una specie di telefonino in mano, che non si accende!!!
Ok, hai ragione registratorino mio, ora ti metto le pile, pigio il pulsantino magico… niente. Cacchio cacchio cacchio, dove è la lucina rossa? Magari è piccolina e non la trovo? Perché sei così piccino e complicato?
Passano i minuti, inizio a sudare, poi metto le pile finalmente nel verso giusto. Il registratore si accende, e parto anche io.
Innesco la prima, e mentre guido tra i vicoli tengo sulle ginocchia il foglietto delle istruzioni. Durante il tragitto tra la Mediaworld e il parcheggio vicino alla gelateria del mio Uomo, cerco di impostare l’ora e la data, ma l’unica cosa che sono in grado di fare è spippolare a caso, accendere e spegnere l’apparecchio, pigiare i pulsanti a mo’ di raptus.
Tutto ciò riesce giustamente a confondere le idee al povero registratore, che in modo miracoloso sembra soddisfatto di essere nell’anno 2022 alle otto e mezzo di sera: a questo punto mi permette di provare a registrare.
Parcheggio, e prima di uscire dall’auto faccio una prova. Mi chiedo come cavolo mi è venuto in mente di fare ’sta pazzia: comprarmi un registratore super tecnologico, io che ho imparato a usare il pc a 22 anni, che ho il cellulare più economico della Nokia e non ho ancora capito (nonostante il mio ragazzo, informatico e con una pazienza da certosino, me lo ripeta tutte le volte che si profila un punto interrogativo davanti al mio sguardo) la differenza tra un I-phone e un I-pod, se mai ce n’è una, io che non riesco a trovare i nomi nella rubrica del cellulare di mia mamma (e pure lei ha un Nokia). Come caaavoooloooo mi è venutooo in menteeeee?????!!!!!
Ok…faccio la prova di registrazione e di ascolto. E sento un flebilissimo “prontooo???”: è la mia vocina… evvai! Ci sono riuscita! Vado di volata dal mio Uomo, che mi accoglie con una bella stretta di mano e, appena si accorge del mio imbarazzo, prende in mano la situazione, ed anche il registratore, ed inizia a parlarmi dei fatti suoi offrendomi di tanto in tanto una bella palettata di gelato appena fatto.
Il resto… è stato facile. Una volta sciolto il ghiacchio, siamo andati avanti a parlare per due ore e mezzo, e mi sono guadagnata una decina di palettate di gusti goduriosi, un baccello di vaniglia di Tahiti da portare a casa per farci un dolce, e, ciliegina sulla torta, una mega granita alle fragole con panna fresca sopra.
Il mondo del gelato artigianale naturale è davvero affascinante, ci si perde tra i meandri dei gusti della frutta matura, delle spezie, si scopre come ogni ricetta sia il risultato di un dosaggio sapiente e ragionato, di esperimenti fantasiosi. Grazie, Gianfrancesco Cutelli.
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