Sonni tranquilli
dicembre 19th, 2009 by Claudia in Racconti autobiografici, Racconti di vita
Non ricordavo niente prima, ad un tratto intorno c’erano delle cose, come se il mio cervello fosse emerso dal nulla, intorno a me era ancora buio, lo stesso buio che si vede nei film nelle scene in notturna dove lo spettatore vede ma il personaggio no, dalla strada non proveniva nessun rumore e la casa era silenziosa, c’era solo una specie di ronzio come un motorino elettrico.
Ero a letto, ho realizzato che la coperta e il pavimento erano elettrificati, non sentivo le scariche elettriche ma con uno scatto nervoso mi sono tolto la coperta di dosso. La rete era in metallo ma la parte che appoggiava sul pavimento aveva dei piedini di gomma quindi, finché fossi rimata sul letto, sarei stata al sicuro.
Avevo paura di rimanere lì sdraiata, temevo ad andare via, non dovevo toccare la coperta, dovevo rimanere isolata, ripetevo a me stessa di non toccare la coperta e nemmeno il pavimento o sarei rimasta folgorata.
Mi sono alzata e a piedi nudi sono andata fino in corridoio, indossavo una sottana leggera e non avevo freddo, doveva essere estate, ma allora perché all’inizio ero sotto le coperte?
Sono entrata nello stanzino, non ricordo luce, c’era lo stesso finto buio della camera, cercavo un particolare paio di scarpe, mentre rovistavo tra le varie scatole ho trovato quella dei lucidi e mi è caduta una spazzola, ho pensato che dovevo fare attenzione, non volevo svegliare le altre. Alla fine ho trovato quello che cercavo, le scarpe estive, le ho prese e sono tornata a letto.
Mi sono svegliata che il sole era alto, nella camera filtravano i suoi raggi attraverso la tapparella e la tenda, avevo una strana sensazione, non era piacevole ma molto… tangibile, come se fosse successo qualcosa però mi ero svegliata da non più di un paio di minuti, forse avevo appena smesso di sognare, capita di conservare le sensazioni dateci dai sogni e ho ricordato la storia dell’elettricità.
Il bello dei sogni è che hanno vita propria, non devono necessariamente essere logici, sono frutto del nostro cervello ma non li componiamo come i pensieri, sembrano piuttosto una specie di vita parallela della mente.
A volte ci interroghiamo sul loro significato e sul perché ci sembrano così incongruenti, ma sono come i ricordi, possono essere confusi, frammentari, non possiamo mai essere sicuri di ricordarli perfettamente anche quando ci sembrano una sequenza cinematografica che scorre davanti ai nostri occhi perché, dopotutto, sono filtrati dal tempo e dal sonno.
Mentre dormiamo il nostro cervello è libero dal buon senso comune cui lo costringiamo di giorno (per chi imponga una logica al proprio cervello, ovviamente), i sogni ci piacciono proprio perché sono strani, sono desideri espressi o meno, o anche arretrati dall’estate scorsa, visto che avevo cercato le scarpe estive ma mi ero svegliata in inverno sotto le coperte.
Non era stato un sogno bellissimo però avevo trovato quello che cercavo e in breve tempo, che è più di quello che succede di solito nella vita da sveglia! Restava quella sensazione come se ci fosse qualcosa fuori posto, era sicuramente il ricordo della paura, solo una cosa avrebbe potuto cacciarla via: l’aroma caldo e intenso del caffè appena fatto. Scendendo dal letto metto i piedi nelle pantofole come sempre, ma questa volta, accanto alle pantofole, c’erano anche un paio delle mie scarpe estive.
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